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No, non intendiamo il vostro carattere o quante effusioni fate al vostro partner, ma ci riferiamo alla concentrazione di glucosio nel vostro sangue!

Quando avete effettuato le ultime analisi? Statisticamente oltre due milioni e mezzo di persone hanno valori di glucosio superiore ai 125 mg/dl e molte di queste non sanno che potrebbe comportare alti rischi. In condizioni normali, la glicemia dopo 8 ore di digiuno deve essere inferiore a 100 mg/dl altrimenti tra i 100 e 125 mg/dl si parla di "anomala glicemia a digiuno"; oltre tali valori occorre fare esami specifici per verificare se siamo in presenza  di diabete o di una ridotta tolleranza la glucosio.

Questo stato di glicemia alta può durare anni e se non diagnosticato in tempo, rappresenta un notevole fattore di rischio non solo per lo sviluppo del diabete tipoII ma anche per le malattie cardiovascolari, renali e del sistema nervoso.

Quando alzare i livelli di attenzione? se avete un parente di primo o secondo grado diabetico, essere in sovrappeso (BMI>25), essere ipertesi, avere bassi livelli ematici di colesterolo HDL e alti trigliceridi . Inoltre, due fattori specifici delle donne sono l'avere la "sindrome dell'ovaio policistico e l'aver sofferto di diabete gestazionale (particolare forma di diabete che si verifica solo durante la gravidanza). 

Prevenzione. Il glucosio nel sangue deriva da zuccheri semplici e complessi ( i carboidrati) assunti con l'alimentazione e la sua concentrazione nel sangue è sotto il controllo di diversi ormoni, primo fra tutti l'insulina . Va da sè che rientrare nella fascia dei normopeso (o almeno perdere qualche chilo) è il primo obiettivo da raggiungere in presenza di glicemia alta.

Dando per "scontato" una adeguata attività fisica, vediamo come costruire un pasto "amico" della glicemia:

- non dimenticarsi di mangiare 4/5 porzioni di frutta e verdura al giorno e di limitare i grassi animali e cereali raffinati

- a colazione e negli spuntini preferire fiocchi di avena, mueslì integrale o pane integrale con composta di frutta senza zuccheri aggiunti

- preferite, quando possibile, piatti a base di chicchi integrali ( farro, orzo, avena) che hanno un impatto più basso rispetto alle loro farine

- quando mangiate alimenti ad alto indice glicemico come ad esempi pasta, riso e pane bianco (di rado ovviamente) ricordarsi di abbinare sempre tanti ortaggi e    preferibilmente quest'ultimi andrebbero assunti prima così da dare senso di sazietà, migliorare la digestione e ridurre la quantità e la velocità di assorbimento dei  carboidrati.

- ricordatevi che per ridurre l'impatto glicemico delle patate (meglio se novelle) queste vanno cucinate intere con la loro buccia; purtroppo le patate fritte hanno un  indice glicemico stellare (sigh!)

- per quanto riguarda la frutta, meglio preferire quella acidula che ha un impatto glicemico più basso tipo arance, kiwi, mele (la mela con buccia - che sia bio - è un ottima fonte di fibre insolubili che modulano beneficamente l'assorbimento degli zuccheri. Evitare possibilmente banane, uva e fichi. 

In alcuni casi può essere di aiuto far ricorso ad un integratore alimentare a base di gymnema, cannella e gelso bianco, piante  che hanno ampiamente dimostrato in diversi studi clinici ( basta cercare cinnamon su pubmed) essere in grado di favorire il metabolismo dei carboidrati. 

Già l'antico popolo Assiro usava il succo di Sibaru (identificato a fine ottocento da un gruppo di esperti archeologi come l'attuale pianta di Aloe ) per togliere i fastidiosi sintomi legati all'ingestione di cibi avariati e per lenire irritazioni cutanee. Si sono trovate prove di un uso quasi abituale di questa pianta nella cultura Egizia, in quella dell'antica Roma e persino nella cultura Maya.

Delle circa 250 specie di Aloe esistenti in giro per il pianeta, quelle dotate di principi attivi utili si contano su una mano e fa queste la più nota, usata ed efficace è l'Aloe Vera Miller o Aloe Barbadensis. Da non trascurare però l'Aloe Arborescens, le cui proprietà terapeutiche risultano essere superiori di quelle della sorella maggiore ma la resa per foglia e il lavoro manuale necessario per ottenerne il succo ne ha reso improponibile il suo ingresso sul mercato di massa per il suo elevato costo e il suo impiego è giustificato solo in particolari casi.

Veniamo alle sostanze biologicamente attive contenute nel succo di Aloe:

  • Aloina : è un glucoside antrachinonico che dà  il colore giallo-marrone e un gusto     particolarmente amaro al succo; è il principale responsabile degli effetti lassativi per cui spesso nei succhi commercializzati viene tolta almeno in parte.
  • Vitamine ; A, C, E e B1 B2 B3 B6 B12
  • Minerali : principalmente Calcio, Magnesio, Manganese, Potassio, Rame, Zinco e Selenio
  • Amminoacidi: seppur non in quantità elevate sono presenti quasi tutti gli amminoacidi essenziali per l'uomo.
  • Enzimi: molti di quelli utili per una corretta digestione quali carossipeptidasi, ossidasi, catalasi ma anche lipasi, ailasi e proteasi.
  • Polisaccaridi : sostanze polimeriche principali responsabili dell'attività del succo di aloe in particolare dell'effetto protettivo sulle mucose. La loro concentrazione viene utilizata come termine di paragone tra le varie preparazioni.

Non stupisce quindi che data la presenza di tutte queste sostanze al suo interno, questa pianta abbia ormai da millenni un ruolo principe nel panorama fitoterapico e gli siano state attribuite a buon ragione, eccellenti proprietà depurative e disintossicanti, lenitive e stimolanti le funzioni digestive e intestinali.

 

 

 

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