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capelli

Prima di tutto ricordiamo che il ciclo di vita di un capello è composto da 3 fasi: anagen, catagen e telogen. La prima fase è quella di crescita del

capello, che si trova in piena attività proliferativa e si allunga di circa 0,3 mm al giorno; questa fase può durare dai 2 ai 7 anni. La fase catagen,

detta anche di involuzione, è caratterizzata dall’arresto dell’attività proliferativa, banalmente il capello non si allunga più; questa fase è molto breve,

tipicamente intorno alle 2 settimane. La fase telogen è invece una fase di riposo per il bulbo: il follicolo pilifero viene inattivato, il capello rimane

all’interno del bulbo ma non è ancorato saldamente e verrà espulso dal nuovo capello che si formerà o da un minimo stress meccanico esterno.

Questa fase di riposo dura circa 3 mesi, dopo i quali il bulbo è pronto per produrre un altro capello, ricominciando dalla fase anagen.

Questo ciclo si ripete circa 20 volte nell’arco della vita di una persona.

Un ricambio tra i capelli è dunque fisiologico, ma la caduta può essere incrementata da alcuni fattori: stress, squilibri ormonali o metabolici, patologie, assunzione di farmaci, alimentazione squilibrata,

ma anche il cambio stagione.  

Attenzione quindi a:

    • Stress: lavorativo, familiare, stanchezza; le cause dello stress possono essere molteplici. L’ideale sarebbe eliminarne la causa alla base, ma non sempre questo è possibile.

    • Trattamenti aggressivi: chi alla comparsa dei primi capelli bianchi non pensa di ricorrere a una tinta? Ormai però si ricorre a questi tipi di trattamenti fin da giovani; questo a lungo andare può danneggiare i capelli e il cuoio capelluto.

    • Inquinamento: purtroppo le polveri sottili e gli altri materiali presenti nell’aria vanno a depositarsi sul cuoio capelluto, danneggiandolo e impedendone il corretto scambio con l’esterno.

    • Per quanto riguarda il cambio di stagione le ipotesi sono diverse: la più semplice ne fa una questione genetica, paragonando questa perdita al cambio di pelo dei mammiferi; un’altra ipotesi collega l’aumento della caduta dei capelli con l’alterazione delle ore di luce e di buio, che comporterebbe uno sbilanciamento ormonale.

Una ricerca ha mostrato che i miglioramenti e i peggioramenti del cuoio capelluto si osservano circa 3 mesi dopo lo stimolo benefico o lo stress. Dobbiamo quindi andare a ritroso: 90 giorni prima di 

aprile siamo in pieno inverno, questa stagione è caratterizzata dal freddo, che causa una vasocostrizione, ovvero un restringimento dei vasi capillari che portano nutrimento ai bulbi. Avendo a

disposizione meno nutrienti i capelli soffrono e in primavera si vede il risultato: la caduta stagionale. Discorso analogo per l’autunno, dove la causa della sofferenza del cuoio capelluto è da ricercare

nell’estate e quindi nei raggi UV. I raggi solari scatenano delle reazioni che portano ad un accumulo di radicali liberi nel cuoio capelluto, questi compromettono la salute dei capelli, che cadono 3 mesi

dopo.

Cosa fare per salvaguardare la nostra chioma? Per prima cosa avere una dieta equilibrata, ricca di vitamine e minerali, soprattutto Ferro, Zinco, Rame e Silicio, ma anche aminoacidi quali Cistina

e Lisina, dà al nostro organismo tutti gli elementi necessari per un’ottimale crescita del capello.

Nella maggior parte dei casi questi accorgimenti risultano non sufficienti ed è bene aiutarsi con prodotti specifici agendo sia dall’interno che localmente. Quindi va bene un qualsivoglia integratore

alimentare a base di L-Cistina, Cheratina e Silicio, costituenti fondamentali dei capelli e che contenga inoltre Zinco e Selenio che contribuiscono al mantenimento di capelli sani e il Rame che ne

supporta la normale pigmentazione se poi la formulazione è arricchita da Ferro e Vitamina B5 meglio ancora. Per uso esterno come coadiuvanti si può scegliere tra infinite lozioni o fiale contenenti gli

elementi già citati e usare sempre uno shampoo che nutra e protegga i capelli possibilmente con azione dermopurificatrice del cuoi capelluto.

 

 Dolori Articolari  Molte persone sperimentano ogni giorno patologie di tipo acuto o cronico dell'apparato locomotore, dal classico “colpo della strega” per aver sollevato un peso o aver fatto un movimento sbagliato, ai dolori insopportabili al polso a causa del tunnel carpale, al dolore alle ginocchia o alle spalle per via della “classica” artrosi . Due sono le strade percorribili e una non esclude l'altra: i farmaci antinfiammatori, da assumere per bocca  e da applicare localmente con pomate e unguenti , oppure il calore applicato alla zona dolente generato da fonti diverse (chimiche o fisiche). Il calore, infatti, come dimostrato da più studi tra i quali degno di nota quello della University College of London ("Heat Halts Pain Inside The Body." ScienceDaily, 5 July 2006), disattiva i messaggi dolorifici che il cervello invia al corpo. Poiché gli antinfiammatori, seppur si usassero quelli più blandi, non sono mai privi dal rischio di effetti collaterali,  i pazienti, sempre più spesso, si rivolgono ai dispositivi medici che sviluppano calore. Tra questi, da poco in Italia, ma sperimentati con successo da molti anni in Austria, ci sono le fasce terapeutiche MyMobilitas. Come funzionano? Queste fasce presentano un sistema tessile multistrato che agisce trattenendo il calore irradiato dal corpo e conservando la temperatura interna di 37°C creando un microclima caldo e asciutto e prevenendo la ritenzione di umidità (si possono usare anche in estate senza temere di svegliarsi in un bagno di sudore). Inoltre, per via dei micro movimenti notturni del corpo, si ha un continuo e leggero effetto massaggiante che rilassa i muscoli e favorisce la circolazione sanguigna. In tutti gli studi clinici effettuati solo il 3% degli interessati non ha notato alcun miglioramento, mentre per oltre il 70% si è avuto un notevole sollievo dei sintomi con riduzione del dolore e addirittura per i restanti pazienti la totale scomparsa del dolore. Che altro dire, provare per credere.

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